Girotondo intorno al Cav./11
Il ritorno del Cav. è inutile, se lui resta un padrone assoluto
Se Berlusconi cerca semplicemente di garantirsi uno spazio di sopravvivenza politica, anche significativo, quello è certamente possibile, per molti motivi evidenti: è ricchissimo, è stato presidente del Consiglio, ha una capacità aggregatrice che nonostante tutto quello che è successo in questi anni gli consente ancora di catalizzare consensi, attenzioni. Una serie di caratteristiche che gli permettono, nonostante gli acciacchi, di farsi un partito che potrà avere anche un’incidenza significativa, in termini di voti e forse anche di influenza politica. di Alessandro Campi Leggi l'intervento di Pietrangelo Buttafuoco - Leggi l'intervento di Piero Ostellino - Leggi l'intervento di Francesco Giavazzi - Leggi l'intervento di Ernesto Galli della Loggia - Leggi l'intervento di Ritanna Armeni - Leggi l'intervento di Lanfranco Pace - Leggi l'intervento di Antonio Padellaro - Leggi l'intervento di Peppino Caldirola - Leggi l'intervento di Luca Ricolfi - Leggi l'intervento di Daniele Bellasio
9 AGO 20

Pubblichiamo l'undicesimo e ultimo intervento apparso sul Foglio di oggi sul ritorno politico di Berlusconi. Tutti gli altri interventi sono linkati al fondo dell'articolo.
Se Berlusconi cerca semplicemente di garantirsi uno spazio di sopravvivenza politica, anche significativo, quello è certamente possibile, per molti motivi evidenti: è ricchissimo, è stato presidente del Consiglio, ha una capacità aggregatrice che nonostante tutto quello che è successo in questi anni gli consente ancora di catalizzare consensi, attenzioni. Una serie di caratteristiche che gli permettono, nonostante gli acciacchi, di farsi un partito che potrà avere anche un’incidenza significativa, in termini di voti e forse anche di influenza politica. Potrebbe assestarsi sul 18-20 per cento. Non è poco, ed è moltissimo ma è molto di più di quello che potrebbero fare Montezemolo, se decidesse di scendere in campo, o Tremonti, se decidesse a sua volta di farsi una lista. Il problema è un altro. Chiarito che tutto questo serve a Berlusconi per dare sfogo al suo ego smisurato, per poter avere una cintura di sicurezza politica che lo protegga dalla magistratura che continua a inquisirlo, che gli garantisca anche la sopravvivenza delle aziende, detto tutto questo: serve al paese e alla politica, il ritorno di Berlusconi? Se il discorso era accettare la sospensione delle regole procedurali della democrazia, mettere in frigo la dialettica politico-parlamentare con il governo tecnico, per poi tornare alla politica con partiti che nel frattempo, non necessariamente con facce nuove, si erano però dati un nuovo filo organizzativo e progettuale, visto dal centrodestra non ci siamo.
Berlusconi ha ucciso in culla il tentativo, peraltro anche modesto, di riconfigurare quell’area politica, dal punto di vista della dirigenza e del progetto. Si potrebbe dire che, avendo visto a chi aveva messo in mano il partito, ha pensato che non ne sarebbe venuto nulla di buono, e allora forse ha ragione lui, a essersi ripreso in mano tutto quanto. Dopo vent’anni, il problema è di non lasciare dietro di sé un campo di macerie, dopo aver avuto l’intuizione che ha avuto relativa alla costruzione di un centrodestra in una democrazia bipolare e maggioritaria, rimodellandone dall’interno culture e tradizioni politiche che si erano in gran parte esaurite e che lasciate a se stesse sarebbero morte (questa è la cosa che gli va riconosciuta, di aver capito che bisognava mettere insieme pezzi sparsi di vari partiti per fare qualcosa di nuovo). Ma con questa riscesa in campo, nella quale risubordina la dinamica politica alla fedeltà verso la sua persona fisica, questo processo si interrompe e viene rimandato sine die, quando non esisterà più. Il post berlusconismo coincide con la sua scomparsa fisica, perché è lui a non riuscire a dargli un senso politico in cui giocare un ruolo diverso da quello del padrone assoluto che fa e disfa secondo interessi, umori e convenienze del momento. Non c’è il governo politico della sua stessa creatura. Il mio non è un giudizio moralistico ma una critica politica.
di Alessandro Campi
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